libro: Cuori meccanici
books febbraio 14th, 2008
“Da piccolo non perdevo mai un Carosello.
Molti bambini sognano di fare la l’astronauta, lo scienziato, l’esploratore, la rockstar. A me sarebbe piaciuto diventare un creativo della pubblicità. Per anni uno dei miei giochi preferiti è stato arrampicarmi sul tavolo della cucina e imitare Calimero o l’Uomo in Ammollo. Cercavo di vendere mio fratello, la casa in cui abitavo, il mio orsacchiotto, la bicicletta da cross. I miei genitori erano convinti che sarei diventato un manager. Ma io volevo solo creare storie. Tutto il resto mi lasciava indifferente e mi irritava.
Avrei dato qualsiasi cosa perché il mondo se ne accorgesse. Di chi è la colpa se le cose sono andate diversamente? Oggi i miei compagni di scuola sono avvocati, commercialisti, imprenditori. Io a trent’anni mi sento Peter Pan. Forse ha ragione chi pensa che la fuga sia la sola possibilità di successo per un talento mancato.
Lavoro da tre anni in un’agenzia di pubblicità ma non faccio il creativo. […]
Passo il tempo leggendo analisi di mercato o partecipando a riunioni in cui studiamo nuove strategie per convincere le casalinghe a comprare cose di cui non hanno bisogno. A soli trent’anni sono schiavo del sogno prediletto dagli impiegati. Gettare l’orologio, il cartellino da timbrare e il mondo vista dal lato sbagliato della finestra.
Mi chiedo se sia il primo sintomo di un malessere più ampio. Se vi ha contagiato, sapete di cosa sto parlando. La linea di confine tra la mia anima e un qualsiasi prodotto è sempre più sottile.
Quando la sera esco dall’ufficio spesso non ci sono supermercati aperti e guardo la televisione o mi attacco ad Internet mangiando monodosi surgelate.
Se pensate che dissipare la vita in questo modo sia normale, potete fermarvi qui. Mi prendo queste poche righe per non farvi perdere tempo. Se state bene come state, forse non abbiamo molto da dirci.
[…] mi viene in mente che oggi è venerdì, giorno in cui, io e i miei amici leggiamo avidamente il «Corriere della Sera» valutando ogni possibile offerta di lavoro. Abbiamo un curriculum sempre aggiornato nel computer e non esitiamo a spedirlo a ogni azienda interessata al nostro profilo. Cambiamo lavoro come si farebbe con un abito, anzi a volte ci preoccupiamo se per qualche mese non telefona nessuno per avere informazioni su di noi o per farci qualche proposta.
Non siamo impazziti: cerchiamo di sopravvivere alla logica della catena di montaggio. Siamo carne da azienda valutata un tanto al chilo. La mutazione del mercato verso una competizione globale tende a trasformarci in utensili dal valore funzionalmente determinabile. La flessibilità professionale, strombazzata dai mass media e truccata da grande opportunità, si rivela per la mia generazione nient’altro che una forma di sfruttamento che ci fa rimpiangere il caro, vecchio posto fisso dei nostri padri.”
Tratto da:
“Cuori meccanici” di Andrea Mancinelli –
Baldini Castoldi Dalai editore, Milano 2004




















Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti (A. Einstein)